Democrazia in Italia? NO, NON IN ITALIA

Pubblicato il da Gioia Mulas

 

 

Fin dai tempi della scuola, mi è sempre stato detto che il mio paese era meraviglioso, perché fondato sulla democrazia e sulla Costituzione che il nostro paese è riuscito a crearsi con tutte le sue forze.

 

Un popolo unito per liberare uno splendido paese da potere assoluto.

Un popolo che per la propria dignità, per un futuro brillante da donare ai propri figli, ha lasciato la propria casa, la propria famiglia e si è dedicato anima e corpo a lottare.

Non lo ha fermato la fame, la paura, la morte…

 

I nostri avi, coloro che hanno lottato fino alla fine, colore che hanno guardato la morte in faccia, coloro, che sapevano di andare in contro alla morte, ma hanno proseguito perché credevano in un’Italia unita, LIBERA, si staranno rivoltando nella tomba!

 

Più mi leggo gli articoli della nostra costituzione e più mi chiedo:

Che fine ha fatto la nostra bella Italia?

Dove sono i nostri valori?

 

Non c’è più libertà, non c’è più parità di diritti, c’è solo un abuso di potere.

 

I primi articoli della nostra Costituzione citano:

 

Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Non parla di lavoro momentaneo, non parla di lavoro a tempo determinato.
Fondata sul lavoro, quindi ogni cittadino italiano ha il diritto di avere un lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Ciò significa che i così detti politici non hanno nessun potere decisionale. Essi dovrebbero essere nostri rappresentanti e non nostri padroni, dovrebbero tramite referendum accertarsi ciò che vuole il popolo e non sedersi a tavolino per varare leggi a loro favore dalla sera alla mattina.
Per essere più chiari: NOI siamo i datori di lavoro, NOI dovremmo decidere i loro stipendi, NOI dovremmo avere la possibilità di decidere se hanno diritto di continuare a esercitare.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Diritti che non ci sono più. Manca il diritto al lavoro. Manca il diritto a uno stipendio che faccia vivere in maniera decente l’essere umano. Manca il diritto alla pensione e alla dignità di vivere gli ultimi anni della propria vita in modo onorevole. Manca il diritto alla salute (molte cure sono irraggiungibili per chi non ha possibilità economiche)…

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Guardando gli stipendi dei nostri amati politici, si può dire la stessa cosa? Noi italiani non abbiamo dignità sociale, siamo costretti a fare economia anche per le cose primarie. Le casalinghe evitano di guardare determinati alimenti, evitano di passare di fronte a certi negozi. Cosa che non si vede fare ai nostri politici che si permettono il lusso di spendere i NOSTRI SOLDI per andare all’Opera o per andare a vedere una partita di calcio con la propria famiglia, giusto per citare gli ultimi scempi.

Molte, troppe persone si sono tolte la vita perché non sono riuscite a sostenere i problemi economici che MONTI e politici annessi, stanno continuando a imporci. Quante altre vittime di questa politica dobbiamo aspettarci?

Loro che vivono nel lusso, nella bambagia, loro che si tolgono ogni sfizio a nostre spese, loro che hanno la faccia tosta di andare a farsi la sauna conto mutua, loro che dichiarano che non possono abbassarsi gli stipendi (minimo 30.000 € dichiarati al mese), perché non sono abituati a “stringere la cinghia”…

Cosa vedo

Vedo un popolo esasperato, vedo un popolo che soffre, ma vedo anche un popolo che non sa reagire, che HA PAURA  a reagire.
Un popolo che continua da anni a lamentarsi.

Facebook, Twitter, giornali, sono pieni di link con lamentele, per come siamo costretti a vivere; accuse, rivolte a coloro che si sono autoeletti e che occupano le camere del governo; persone, se così le si può chiamare che se ne fregano del fatto che il popolo italiano vive male, vive negli stenti, vive per modo di dire.

I POLITICI FANNO FINTA DI NON SENTIRE,… SE NE FREGANO!

Cosa penso

Penso che ormai le parole abbiano perso il loro significato. Penso che continuare a lamentarsi non serva più a niente.

Penso e sono convinta che sia arrivato il momento di agire, agire come i nostri GRANDI AVI.

Agire per ridare dignità all’Italia. Agire per ridare dignità al POPOLO ITALIANO

Probabilmente molti non saranno d’accordo con le mie parole, in molti continuano a dichiarare che bisogna usare la parola e la diplomazia…

Ma al tempo dei nostri avi sarebbe servita la diplomazia?
Oggi sta servendo la diplomazia?

DITEMELO VOI, perché, sinceramente, io non ci credo.

Non ci credo e ho paura per il futuro dei miei figli.
Non ci credo perché vedo che non servono a niente le nostre lamentele.
Non ci credo perché vedo che più protestiamo e più siamo costretti a subire.

Quando ci decideremo a prendere IL TORO PER LE CORNA?

 

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