Volutamente pecoroni

Pubblicato il da Gioia Mulas

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Sempre più spesso, nei social, si leggono gli appelli per situazioni a dir poco da brivido!

Quel brivido che nasce dal nulla, che ci percorre la schiena e ci fa sentire persi nel vuoto più assoluto, senza meta, senza un minimo di luce che funga da punto di riferimento.

 

Eppure, nonostante questi sentimenti che mi attanagliano lo stomaco mi chiedo quale sia il senso dei numerosi post messi quasi senza senso, cliccati e condivisi, in maniera ripetitiva dalla massa, che la maggior parte delle volte non legge neanche la nota che accompagna la fotografia…

 

Mi chiedo se veramente c’è la convinzione che la condivisione di tali post possa rabbonire gli animi di chi commette certe malvagità.

Mi chiedo se si è arrivati a credere che il social possa essere uno strumento tanto potente da riuscire a convincere i malfattori a trovare la giusta strada.

 

L’altro giorno, su Twitter, un noto personaggio ha proposto di mettere un’unica foto fino alla liberazione di una donna che è tenuta in ostaggio ormai da troppo tempo, fino al suo rilascio…

 

Sarò di animo cattivo!

Ma, sinceramente, mi è sembrato più un misero tentativo di farsi pubblicità, approfittando di un fatto di cronaca molto grave.

 

Questa  mia opinione che può risultare sgradevole, nasce da una semplice constatazione.

 

Mi pongo per un attimo nei panni di chi commette il fatto.

E mi vedo in due modi:

 

se lo faccio per una causa particolare, ho raggiunto il mio scopo, ho messo in evidenza un fatto che in automatico pone in risalto la mia causa…

 

se sono un egocentrico che ama essere sotto i riflettori, son portato a continuare perché la mia azione, più si va vanti,  maggior rilievo  acquista  nei media.

 

In entrambi i casi, post, notizie ossessive, non fanno altro che incentivare la cosa, l’azione, la carta vincente di chi commette l’atrocità.

Non sono certo i nostri post a smuovere il cuore di queste persone, anzi spesso la troppa pubblicità causa maggiori danni, porta ad azioni ancora più drastiche, proprio perché incentivati dalla possibilità di maggior visibilità, maggior risalto di ciò che fanno…

 

Ecco perché mi rifiuto categoricamente di seguire le tendenze.

Ecco perché penso che sia solo un modo per dimostrare “ho un cuore anche io”…

Ci sono ben altri modi per dimostrare ciò, molto più efficaci e non deleteri.

 

Quante persone affamate e infreddolite s’incontrano per strada eppure, le scavalchiamo nella più assoluta indifferenza…

 

Mai dimenticherò quel giorno che vicino alla stazione dei bus ho assistito all’ indifferenza più totale. Avevo solo 13 anni, troppo piccola per capire cosa stesse accadendo, e mai avevo sentito parlare o visto qualcosa del genere.

 

Un uomo, trasandato, barba incolta, da lunghissimo tempo, troppo tempo.

Steso per terra, tremava…

Gli occhi riversi…

Dalla bocca una schiuma biancastra…

Tutti, indistintamente passavo oltre, non curanti di ciò che accadeva. Qualcuno commentava, ecco te lo meriti, ubriacone che non sei altro, misero pezzente!

Solo qualche anno dopo capii che quell’uomo, tanto disprezzato aveva avuto una crisi epilettica.

Mi vien da piangere al solo pensiero!

 

Perché in quella situazione immediata nessuno mosse dito?

In quel caso c’era veramente bisogno di un’azione, di un senso di misericordia, di solidarietà comune. In quel caso la solidarietà avrebbe veramente aiutato a risolvere un problema!

I link, le condivisioni cosa risolvono?

Mi si potrebbe illuminare?

Perché io, davvero, non ne vedo l’utilità, anzi.

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